5 consigli utili per fotografare in acqua

È tempo di vacanze e anche se il tempo è inclemente, tra un’acquazzone e l’altro, è arrivato quel momento dell’anno in cui chi ama la fotografia si ritrova inevitabilmente con la propria attrezzatura in mano. Lo sappiamo che nonostante i mille ripensamenti prima di chiudere la valigia, alla fine, ti sei portato dietro la tua macchina fotografica. Magari anche qualche obiettivo. E se haideciso di lasciare tutto a casa, per pigrizia, sappiamo anche che una volta arrivato a destinazione l’occhio ti è caduto sulla prima vetrina di compatte, usa e getta e accessori fotografici.
Ti capiamo!
Per alcuni di noi il mondo sottomarino esercita un fascino irresistibile e oggi non è più necessario avere attrezzature costose per cimentarsi in esercizi di stile e creatività dentro e fuori dall’acqua. Ecco, quindi, qualche consiglio utile e per tutte le tasche (anche quelle di chi ha lasciato tutta l’attrezzatura a casa!).

 1. Attrezzatura

Contrariamente a ciò che di solito si pensa, le alternative sono molte, ma, a meno che non sia realmente interessato a specializzarti in questo genere fotografico, il primo consiglio è: non spendere un patrimonio. L’unica cosa realmente indispensabile è una custodia waterproof, resistente all’acqua. Puoi iniziare da quelle per i vostri smartphone, da poche decine di euro, ma sappiamo già che punterai quelle per la tua reflex. Ne troverai anche a partire da 50€, ma inevitabilmente i prezzi lieviteranno, anche fino a 4 o 5 volte tanto, all’aumentare della qualità desiderata per lo scatto finale.

Primo: rimanere all’asciutto!

Da non sottovalutare assolutamente è l’uso del flash: a causa dell’assorbimento selettivo verticale della luce, filtrata dalle particelle in sospensione. È forse l’elemento che richiede maggior pratica, nell’uso in fotografia subacquea, per evitare di sovraesporre il soggetto o, addirittura, creare chiazze di luce non desiderate e dovute al backscattering ovvero alla riflessione del lampo di luce da parte delle minuscole particelle in sospensione o del plancton.

La fotografia subacquea è anche uno di quegli ambiti in cui la macchina analogica è tutt’altro che morta e seppellita; è quasi certo, infatti, che chi ne ha fatto una professione, si affidi ancora alla pellicola. Le macchine analogiche, infatti, sono più rapide nell’impressione dell’immagine e risultano ancora le migliori per cristallizzare quei momenti che durano davvero una frazione di secondo, come lo scatto di un pesce o un bagliore di luce improvviso: in questi casi, il tempo di elaborazione dei processori digitali, seppur minimo, introduce un ritardo, spesso evidente nello scatto finale, soprattutto nella messa a fuoco o nell’esposizione del punto di messa a fuoco.

2. Impostazioni della macchina fotografica

Se scegliete di usare attrezzatura digitale, è impensabile non utilizzare il formato RAW. Uno dei problemi principali, infatti, è l’assorbimento selettivo dei colori che crea suggestivi, ma tecnicamente errati, viraggi ai toni del blu/violetto, a profondità minori, fino al buio più totale, a profondità maggiori. Non si direbbe, ma ad appena 5 metri di profondità il colore rosso viene assorbito al 95% dall’ambiente circostante e sarà, perciò, debolmente presente se non del tutto assente dalle vostre foto. Scattando in RAW, la correzione in post produzione di foto perfette e colori sbagliati, potrebbe salvarti da isteria, panico e litri di bile, al ritorno a casa.

Attenti al plancton!

Avvicinati molto, il più possibile, al soggetto e utilizza il flash, regolandolo per compensare la carenza di luce naturale e cercando di evitare l’odiatissimo backscattering.  Ottiche grandangolari possono aiutare nella messa a fuoco e nella composizione da distanze così ridotte. La situazione ottimale richiederebbe una distanza massima di 1 metro e una fonte luminosa che non abbia la stessa angolazione dell’obiettivo, ovvero se sei tra i fortunati che hanno a disposizione un flash separato dal corpo macchina, utilizzalo lateralmente, tenendolo alla tua sinistra o alla tua destra per variare l’angolo di incidenza (quindi di riflessione) della luce sul suggetto.
Ma se sto usando lo smartphone?
Attento, allora, al riflesso che potrebbe generare la superficie interna della custodia impermeabile; fai qualche prova, prima di gettarti all’inseguimento del soggetto, e cerca di capire se hai realmente bisogno di usare il flash o se quello che ti serve è un secondo smartphone (e una seconda custodia waterproof), in modalità torcia, da usare come luce di supporto (sempre laterale).

Non dimenticare di tenere gli ISO quanto più bassi possibile. Ci sono già il particolato in sospensione ed il plancton ad arricchire l’immagine..non aggiungere i fastidiosissimi puntini colorati del rumore digitale!

3. Lenti e obiettivi

Introdurre un involucro tra la lente della propria macchina ed il soggetto rappresenta una vera sfida ottica. Da una parte la qualità dei materiali delle custodie impermeabili non è mai di qualità ottica, dall’altra la fotografia in acqua è soggetta per sua natura a distorsioni ottiche significative, legate alla rifrazione della luce che tende ad aumentare la magnificazione (la grandezza) del soggetto. Molti produttori di custodie tentano di ovviare a queste problematiche fornendo lenti da custodia intercambiabili e specifiche per il tipo di lente montata sul corpo macchina, altri differenziano le intere custodie, in base all’obiettivo montato sul corpo macchina (e quindi al corpo macchina stesso).

Ma se non vogliamo spendere un patrimonio, la cosa migliore da fare è montare un’ottica con capacità macro. L’effetto di rifrazione, che crea i problemi maggiori con le ottiche grandangolari, risulterà quasi nullo. Tuttavia le immagini più originali e accattivanti sono sicuramente quelle garantite proprio dalle ottiche grandangolari…in questo caso non rimane che mettere mano al portafogli e affidarsi alle lenti correttive, abbinabili alla custodia impermeabile. Questione di compromessi!

4. Fate le capriole

Bando alle ciance tecniche: l’acqua è l’elemento migliore per dare libero sfogo alla tua creatività in movimento!
Piroette, salti, tuffi, capriole, spruzzi ed evoluzioni subacquee arricchiranno la composizione e creeranno occasioni di scatto uniche. A costo zero!

Allora facciamo spazio alle pistole ad acqua oppure ai giochi di luce dei raggi solari, che filtrano sott’acqua ed amplificano i colori. Battete la legge di gravità e allenatevi a giocare con le onde o a fluttuare sott’acqua in pose impossibili altrove. Create forme nuove con le bolle d’ossigeno e la spuma, sopra e sotto il pelo dell’acqua.

Insomma: a te cos’altro viene in mente?

Segui la bacheca Underwater di Direzione Ostinata su Pinterest.

5. Over/Under

david-dubilet-fotografia-subacquea

Dal creatore dell’under/over, David Doubilet

Di che stiamo parlando?
Se hai avuto la pazienza di arrivare a leggere fin qua, sicuramente avrai visto in rete o in giro le bellissime immagini scattate a pelo d’acqua, includendo per metà ciò che è sopra la superficie e per l’altra metà ciò che è sotto. Molto ad effetto, vero?

Sono foto tutt’altro che banali. Richiedono strumentazione particolare e abilità nella post produzione.
Le ottiche più utilizzate, in questo caso, sono quelle grandangolari, ma i problemi da affrontare saranno molteplici: la differenza di esposizione tra fuori e dentro l’acqua, il fuoco della porzione emersa, la rifrazione di quella sommersa e l’effetto di magnificazione della stessa.
Come combatterli?
Si trovano in commercio appositi filtri per ovviare ai primi tre problemi, ma chiaramente è sempre necessario un pesante intervento di post produzione per assemblare lo scatto finale a partire, molto spesso, da due scatti separati: uno della sola parte emersa e l’altro della sola parte sommersa.

Il tutto…senza mai perdere l’attimo!

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